Le tappe fondamentali del Purna Yoga di Sri Aurobindo (sesta parte)

Le tappe fondamentali del Purna Yoga di Sri Aurobindo (sesta parte)

  • Post author:
  • Post category:Blog
  • Post comments:0 Commenti

Pubblichiamo la sesta parte dell’articolo “Le Tappe Fondamentali del Purna Yoga di Sri Aurobindo”, a cura di Roberto Maria Sassone. Buona lettura.

DUE PERIODI DELLO YOGA

39) “Finché l’ego opera in noi, la nostra azione personale appartiene (…) agli stadi inferiori dell’esistenza (…) Se una trasformazione spirituale, non una semplice modificazione illuminatrice della nostra natura, deve in qualche modo effettuarsi, occorre il ricorso alla divina Shakti affinché operi il suo meraviglioso influsso sull’individuo, poiché essa sola ne possiede la forza necessaria, saggia, decisa ed infinita (…) È indispensabile un rigetto continuo e sempre ripetuto degli impulsi e delle menzogne della natura inferiore…”

1) “Nei primi moti di preparazione, cioè nel periodo dello sforzo personale, il metodo da seguirsi è la concentrazione di tutto l’essere nel Divino”.

2) “Nel secondo stadio dello yoga, nel periodo di transizione dall’azione umana all’azione divina, si produrrà una crescente passività purificata. e vigilante, escludente qualsiasi altro intervento e, come risultato, il crescente afflusso d’una azione cosciente e miracolosa proveniente dall’alto“.

“L’ultimo periodo segna la fine di ogni sforzo personale. Non vi sono più metodi prestabiliti né sadhana fissi. Lo sforzo e la tapasya verranno sostituiti dall’aprirsi spontaneo (…) del fiore divino”.

“Il secondo stadio comincia parzialmente prima che il primo sia completo (…) L’opera e lo sforzo personale sono sempre guidati da qualcosa di più alto e di più grande dell’individuo stesso”.

Pag. 82-83

IL DONO DI SÉ NELLE OPERE – LA VIA DELLA GITA

40) “Il campo del nostro yoga è la vita, non un aldilà lontano, silenzioso, abissale, estatico. Lo scopo centrale deve essere la trasformazione del nostro modo di pensare, di vedere, di sentire e d’essere (…) Il dono di tutta la nostra natura al Divino è il mezzo per raggiungere questo fine supremo”.

“L’uomo, essere mentale, si è rivestito di un corpo materiale al fine di sviluppare in modo notevole la coscienza attraverso il pensiero, la volontà, l’emozione, il desiderio, l’azione e l’esperienza, che lo condurranno alla suprema e divina scoperta del Sé. Tutto il resto è secondario e subordinato o accidentale e superfluo”. Pag. 84

La funzione assegnata al nostro yoga consiste nell’accelerare questo supremo scopo della nostra esistenza nel mondo”. Pag.85

41) “Nella comune esistenza umana, l’azione rivolta verso l’esterno costituisce per lo meno i tre quarti della vita (…) Lo yoga delle opere che permette l’unione col Divino (…) è l’elemento indispensabile…dello yoga integrale (…) La totale conversione implica la consacrazione al Divino delle nostre azioni e dei nostri movimenti esteriori, della nostra mente e del nostro cuore”.

Il senso di essere noi stessi colui che opera deve sparire”. Pag. 86

“La consacrazione delle opere è un elemento necessario (…) oltre alla sottomissione del mentale…”

“Altrettanto è da dirsi per la consacrazione totale del cuore e delle emozioni. Senza questo, anche se riuscissimo a trovare Dio in un’altra vita, non saremmo capaci di realizzare il Divino in questa vita…”

“(…) rimandando le opere al momento finale dello yoga, si produrrà allora lo svantaggio della tendenza a vivere troppo esclusivamente nella vita interiore, rinchiusi ed isolati nelle esperienze soggettive”. Pag. 87

“L’azione integrale dello yoga integrale dovrebbe essere, fin dai primi passi, un moto integrale…” Pag. 88

Sri Aurobindo dice anche che ognuno però, secondo la sua costituzione “deve seguire la sua natura” e se questo cambiamento per alcuni può avvenire soltanto in alcuni aspetti della sua costituzione “lasciando il resto per più tardi, dobbiamo accettare l’imperfezione apparente del procedimento”.

42) “(…) il sistema di Karmayoga più perfetto che l’uomo abbia conosciuto nel passato, si trova nella Baghavad Gita (…) Il principio centrale, il metodo spirituale può essere riassunto nella fusione di due stati di coscienza: l’equanimità e l’unità”.

La rinuncia interiore ad ogni desiderio personale ci apporta l’equanimità, attua la nostra totale sottomissione al Divino e aiuta a liberarci dall’ego che divide e a darci l’unità”.

“Tutto è l’uno e indivisibile, eterno, trascendente e cosmico Brahman che apparentemente si suddivide in innumerevoli cose e creature; solamente in apparenza, perché in verità è sempre uno ed uguale nelle cose e nelle creature, essendo la divisione un fenomeno di superficie. Finché vivremo nell’apparenza ignorante, saremo l’ego e resteremo sottoposti ai modi della natura. Schiavi delle apparenze, vincolati alla dualità, sballottati tra il bene e il male, il peccato e la virtù, la pena e la gioia, il dolore e il piacere (…) seguiremo la ruota di Maya. Avremo nel migliore dei casi la povera e relativa libertà che nella nostra ignoranza chiamiamo libero arbitrio”. Pag. 90

In questo brano è spiegato con chiarezza il tema dell’unità e della molteplicità. Ogni cosa è comunque un’espressione dello stesso Brahman. Si comprende anche il significato autentico di libero arbitrio che si conquista man mano che ci si disidentifica dall’ego e dai suoi movimenti. Questo è spiegato ancor meglio nella seguente affermazione:

La mente, sovrapposta e sottoposta ad un continuo turbinio di forze naturali, si bilancia tra diverse possibilità, si inclina ora da un lato, ora dall’altro, poi si arresta ed ha l’impressione di scegliere; ma non vede e nemmeno è vagamente cosciente della forza che dietro di lei ha determinato la sua scelta”. Pag. 90

“Dietro questa piccola azione strumentale che è la volontà umana, esiste qualcosa di vasto, di potente e d’eterno che sorveglia la tendenza dell’inclinazione e preme sulla curva della volontà. Nella natura c’è una volontà più grande della nostra scelta individuale. In questa verità totale, al di là e dietro di essa, c’è qualcosa che determina i risultati”.

Più il nostro sé individuale coincide col più vasto Sé universale e divino, maggiormente la nostra volontà si allinea alla “divina Volontà (…) La nostra volontà è cosciente mentalmente e ciò che essa conosce lo conosce soltanto attraverso il pensiero; la Volontà divina è sopracosciente in noi perché nella sua essenza è sopramentale e conosce tutto perché è tutto. Il nostro più elevato Sé che possiede e detiene questo potere universale non è il sé dell’ego. Pag. 91

Roberto Maria Sassone

Lascia un commento